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Hong Kong, tra grattacieli, templi, mercati e sapori sorprendenti

Una città che non si ferma mai, dove i grattacieli si specchiano nel porto, i templi resistono tra le strade moderne e lo shopping si alterna a panorami spettacolari, tram storici e cocktail fuori dal comune.

Hong Kong è una città che ti conquista soprattutto per la sua energia. È un susseguirsi di strade affollate, insegne luminose, centri commerciali enormi, mercati tradizionali e grattacieli che sembrano non finire mai. Ma basta cambiare quartiere, salire su un tram o imboccare una scalinata per ritrovarsi in un ambiente completamente diverso, tra templi profumati d’incenso, vicoli storici e terrazze panoramiche affacciate sul mare.

Durante la nostra visita, abbiamo cercato di scoprire un po’ tutte queste anime, alternando le attrazioni più famose a passeggiate senza una meta precisa, acquisti nei mercati e soste gastronomiche. Hong Kong si presta benissimo a questo modo di viaggiare: la metropolitana permette di spostarsi rapidamente, ma molte delle esperienze più interessanti si incontrano camminando, osservando quello che succede intorno e lasciandosi incuriosire da ciò che si trova lungo il percorso.

Il nostro soggiorno è cominciato dopo il volo interno da Xi’an e si è concluso con una serata dedicata a una delle esperienze gastronomiche più particolari del viaggio. Nel mezzo, una città che ci ha sorpreso per la varietà dei suoi quartieri e per la facilità con cui riesce a passare dalla frenesia commerciale a scorci di grande bellezza.

L’arrivo a Hong Kong e il primo giro tra mercati e grattacieli

Arriviamo a Hong Kong con un volo interno da Xi’an. Le procedure in aeroporto si svolgono senza problemi e, una volta usciti, prendiamo un DiDi per raggiungere il nostro hotel, il Royal Plaza.

La scelta si rivela davvero azzeccata. L’hotel è davvero bello, confortevole e in una posizione molto comoda per esplorare la città. È collegato a un centro commerciale e si trova vicino alla metropolitana, una combinazione che apprezzeremo parecchio nei giorni successivi, soprattutto dopo tutte le camminate che ci aspettano.

Non perdiamo troppo tempo in albergo: vogliamo cominciare subito a conoscere Hong Kong e usciamo a piedi per esplorare la zona.

La prima tappa è il Goldfish Market, una strada caratteristica di Mong Kok famosa per i negozi specializzati in pesci ornamentali e acquari. Le vetrine sono piene di vasche, pesci colorati e accessori di ogni tipo: un angolo curioso della città, dove basta fermarsi a osservare per scoprire un aspetto della vita locale lontano dai grattacieli e dalle attrazioni più conosciute.

Proseguiamo poi verso il Ladies’ Market, uno dei mercati più famosi di Hong Kong. Qui il paesaggio urbano cambia ancora: bancarelle, negozietti, abbigliamento, accessori, souvenir e una quantità impressionante di prodotti esposti uno accanto all’altro.

È il posto ideale per curiosare e fare acquisti, contrattare quando necessario e lasciarsi trascinare dall’atmosfera commerciale del quartiere. Hong Kong offre davvero tantissime occasioni per fare shopping, dai mercati popolari ai centri commerciali di lusso, e questa varietà è una delle caratteristiche che più si percepiscono passeggiando per la città.

Avenue of Stars: Hong Kong si illumina

Dopo il giro tra i negozi, continuiamo a piedi fino al lungomare di Tsim Sha Tsui, dove si trova la celebre Avenue of Stars.

È uno dei punti migliori per ammirare lo skyline di Hong Kong dall’altra parte del Victoria Harbour. Davanti a noi si apre il panorama dei grattacieli dell’isola, con gli edifici illuminati che si riflettono sull’acqua e le luci della città che cominciano a dominare il paesaggio.

La passeggiata è piacevole e permette di osservare da vicino anche la statua di Bruce Lee, omaggio a uno dei personaggi più iconici della storia del cinema e delle arti marziali.

Restiamo poi in attesa del celebre spettacolo serale di luci sui grattacieli, A Symphony of Lights. Avevamo letto molto di questo appuntamento e ci aspettavamo qualcosa di particolarmente spettacolare.

La realtà, almeno per noi, è stata un po’ diversa: lo spettacolo è talmente discreto che quasi non ci accorgiamo nemmeno del momento in cui comincia. Considerando la fama dello skyline di Hong Kong, ci aspettavamo un effetto decisamente più evidente.

Il panorama, comunque, merita assolutamente la visita anche senza lo show. Vedere la città illuminata dal lungomare è una delle immagini che rimangono più impresse del soggiorno, soprattutto perché permette di cogliere tutta la densità e la verticalità di Hong Kong.

Rientriamo quindi in hotel in metropolitana e ci fermiamo a cena nel centro commerciale collegato alla struttura. Scegliamo un piccolo locale di cucina giapponese specializzato in polpette: una soluzione semplice e piacevole per concludere la prima serata senza allontanarci troppo.

Alla scoperta dell’isola di Hong Kong

La mattina successiva ci dedichiamo all’altra grande anima della città: l’isola di Hong Kong, con i suoi quartieri storici, i templi, le strade in salita e le viste spettacolari sulla baia.

Prendiamo la metropolitana fino ad Admiralty e proseguiamo verso Sheung Wan, da dove cominciamo la nostra esplorazione a piedi.

Hong Kong è una città verticale anche nella vita quotidiana. Non ci sono soltanto grattacieli altissimi: ci sono strade che salgono ripide tra gli edifici, scalinate che collegano quartieri posti a diverse altitudini e passaggi pedonali che permettono di attraversare la città seguendo percorsi tutt’altro che pianeggianti.

Camminiamo per circa dieci minuti in salita lungo le caratteristiche strade a gradini fino a raggiungere Hollywood Road, una delle vie storiche più interessanti dell’isola.

Qui il paesaggio urbano cambia nuovamente. Tra edifici moderni, negozi, gallerie d’arte e strade trafficate si nascondono luoghi di culto che sembrano appartenere a un’altra epoca.

Il Tempio di Man Mo e il profumo dell’incenso

Una delle prime tappe è il Tempio di Man Mo, uno dei templi più antichi e affascinanti di Hong Kong.

È dedicato a Man, il dio della Letteratura, e a Mo, il dio della Guerra. Entrare qui significa allontanarsi per qualche minuto dal rumore delle strade e immergersi in un’atmosfera completamente diversa.

La prima cosa che colpisce è il soffitto, dal quale pendono grandi spirali d’incenso. Bruciano lentamente, lasciando salire nell’aria un fumo denso e profumato che avvolge l’ambiente e filtra la luce.

L’effetto è suggestivo: mentre fuori la città continua a correre, all’interno del tempio il tempo sembra rallentare. Le decorazioni tradizionali, gli altari e le offerte creano un ambiente ricco di dettagli, in cui vale la pena fermarsi qualche minuto per osservare ciò che succede.

Il Tempio di Man Mo rappresenta bene uno dei contrasti più affascinanti di Hong Kong: una metropoli modernissima, proiettata verso il futuro, che conserva ancora luoghi dove le tradizioni e le pratiche religiose continuano a far parte della vita quotidiana.

Il Peak Tram e la vista dal Victoria Peak

Lasciato il tempio, continuiamo a piedi fino alla stazione del Peak Tram, la storica funicolare che sale verso il Victoria Peak (quanta salita sotto al sole!).

Il tram è una delle esperienze più caratteristiche di Hong Kong. Durante la salita attraversa un paesaggio sempre più ripido e, man mano che guadagna quota, offre scorci tra gli edifici e i grattacieli che fanno capire quanto sia particolare la conformazione della città.

La pendenza è impressionante: guardando fuori dal finestrino, gli edifici sembrano inclinarsi rispetto al terreno, creando una prospettiva quasi irreale.

È una salita breve, ma molto scenografica, che ci porta verso uno dei punti panoramici più famosi dell’intera Asia.

Arrivati in cima, dopo aver fatto una veloce merenda a base di mochi al durian, raggiungiamo la Sky Terrace 428, una terrazza panoramica all’aperto situata a circa 428 metri sul livello del mare.

Ed è qui che Hong Kong mostra uno dei suoi volti più spettacolari.

Davanti a noi si apre una distesa di grattacieli, stretti gli uni agli altri, che si estende fino al porto e prosegue verso Kowloon. Il Victoria Harbour separa le due parti della città, mentre le montagne sullo sfondo completano un panorama che alterna architettura e natura in maniera sorprendente.

La cosa più impressionante è la densità degli edifici. Non si tratta semplicemente di ammirare qualche grattacielo particolarmente alto: lo skyline sembra continuare in ogni direzione, come se l’intera città fosse cresciuta verso l’alto per sfruttare ogni metro disponibile.

È una di quelle viste che aiutano a comprendere davvero la struttura di Hong Kong e il motivo per cui il suo panorama è diventato famoso in tutto il mondo.

Pranzo con vista da Bubba Gump

Dopo aver ammirato il panorama, ci fermiamo a pranzo da Bubba Gump Shrimp Co., il ristorante ispirato al film Forrest Gump, situato poco sotto la terrazza panoramica.

Arriviamo in coincidenza con l’apertura e riusciamo a ottenere un tavolo con vista sulla baia. È una posizione davvero piacevole, che ci permette di continuare a godere del panorama anche durante il pranzo.

Mangiamo bene e ci concediamo una pausa prima di riprendere l’esplorazione. Dopo la salita al Peak e la passeggiata della mattina, sedersi un po’ è decisamente una buona idea.

La posizione del ristorante aggiunge valore alla sosta: non è soltanto un posto dove mangiare, ma anche un’occasione per osservare Hong Kong dall’alto con un ritmo più rilassato.

E come si fa a non comprare la maglietta esclusiva di Bubba Gump Hong Kong?

Le scale mobili di Central e i quartieri di Soho

Terminato il pranzo, torniamo verso la città e ci dirigiamo alle celebri Central–Mid-Levels Escalators, il sistema di scale mobili all’aperto che collega la parte bassa di Central con le zone residenziali sulle colline. Fortunatamente nel pomeriggio vanno tutte verso l’alto, a differenza del mattino. Mi raccomando, evitatele tra le 10.00 e le 10.20!

È una delle infrastrutture urbane più particolari di Hong Kong. Le scale mobili si snodano tra edifici, negozi e strade secondarie, permettendo di superare parte del dislivello senza affrontare continuamente salite e scalinate a piedi.

Non sono soltanto un’attrazione turistica: vengono utilizzate anche dagli abitanti per gli spostamenti quotidiani e attraversano quartieri pieni di locali, botteghe e piccoli angoli da scoprire.

Scendiamo nella zona di SoHo e proseguiamo verso Tai Kwun, un complesso storico che in passato ospitava la centrale di polizia e il carcere e che oggi è stato trasformato in un centro dedicato all’arte, alla cultura e agli eventi.

Ben 16 edifici storici in mattoni rossi e stile tardo-vittoriano sono stati meticolosamente restaurati. Camminando tra i corridoi, puoi ancora percepire l’austera atmosfera della vecchia prigione (dove fu brevemente detenuto anche Ho Chi Minh negli anni ’30).

Il contrasto è interessante. Gli edifici storici convivono con installazioni contemporanee, gallerie e spazi espositivi, mentre nei vicoli circostanti compaiono murales e graffiti colorati. Se andate d’estate, state ettenti ad entrare nel JC Contemporary, perchè la temperatura è quella di un freezer!

Nel Prison Yard (il Cortile della Prigione), vedrete delle sedie di plastica ‘da bar’, almeno in apparenza, con sopra dei giganteschi massi. In realtà è la singolare opera Waiting Pavilions.

Citando il sito Artforum, “A prima vista sembrano normali sedie di plastica bianca (le classiche ed economiche sedie Monobloc da giardino), ma in realtà sono sculture fuse in bronzo e poi dipinte di bianco. Sopra ognuna di esse è posizionato un pesante masso vero. L’opera fa esplicito riferimento al passato carcerario del luogo (la ex Prigione di Victoria) e affronta il concetto del tempo vissuto nell’attesa come forma di punizione. La sedia vuota rappresenta l’atto di aspettare, mentre il masso gigante simboleggia il peso schiacciante e invisibile che l’ambiente esterno esercita sulla nostra mente e sul nostro mondo interiore.“

È una zona che racconta bene la capacità di Hong Kong di trasformare il proprio patrimonio storico senza rinunciare alla modernità. Qui si passa facilmente da una costruzione coloniale a un’opera di street art, da una strada tradizionale a un locale contemporaneo.

Passeggiare per questi quartieri permette di conoscere una città diversa da quella dei grandi panorami: più raccolta, creativa e ricca di dettagli da osservare.

Un giro sui tram a due piani: Ding Ding!

Per proseguire lungo l’isola decidiamo di salire su uno dei tradizionali tram a due piani, conosciuti affettuosamente come Ding Ding, dal suono del campanello che annuncia il loro passaggio.

Sono tra i mezzi di trasporto più caratteristici di Hong Kong e fanno parte del paesaggio urbano da oltre un secolo. Alcuni sono moderni, altri, chiamati Heritage, invece sono i modelli storici con la carrozzeria tradizionale, gli interni e i telai dei finestrini interamente in legno. Noi aspettiamo uno di questi!

Il tram procede lungo le strade principali dell’isola, passando accanto a negozi, edifici commerciali, insegne e file di grattacieli. Visto che non abbiamo trovato il modo di fare i biglietti a bordo e che il conducente non ha proferito verbo in merito, siamo saliti rapidamente al piano superiore e siamo rimasti solo pochi minuti e poche fermate, per evitare problemi di ogni tipo.

Da sopra si può osservare la città da una prospettiva diversa rispetto a quella offerta dalla metropolitana. Non si attraversano gallerie sotterranee, ma si rimane immersi nel traffico e nella vita quotidiana, seguendo lentamente il ritmo della strada.

È un modo piacevole per spostarsi e, allo stesso tempo, una piccola esperienza da non perdere durante una visita a Hong Kong (Non accettano Alipay cinese e nemmeno carte di credito, quindi arrivate preparati alla fermata).

Lo Star Ferry attraverso Victoria Harbour

Dopo il giro in tram raggiungiamo il molo dello Star Ferry, lo storico servizio di traghetti che collega l’isola di Hong Kong con Kowloon attraversando il Victoria Harbour.

Il traghetto è uno dei simboli della città e rappresenta anche uno dei modi più semplici ed economici per ammirare lo skyline dal mare.

Saliamo a bordo e ci godiamo la traversata. Il vento porta un po’ di brezza marina, mentre intorno a noi si aprono le viste sui grattacieli che si affacciano sul porto.

Vedere Hong Kong dall’acqua è diverso dal guardarla da una terrazza panoramica. Dal Peak si percepisce soprattutto l’immensità della città; dal traghetto, invece, si apprezza il rapporto tra gli edifici, il porto e il continuo movimento delle imbarcazioni.

La traversata è breve, ma regala una delle prospettive più belle della giornata. In pochi minuti raggiungiamo il molo di Tsim Sha Tsui, tornando sulla penisola di Kowloon.

È un’esperienza che consigliamo senza esitazioni: costa poco, è pratica per spostarsi e permette di vedere uno dei panorami più riconoscibili di Hong Kong da una posizione privilegiata.

Il meritato relax in piscina

A questo punto, però, cominciamo a sentire tutte le camminate della giornata.

Tra le salite per raggiungere Hollywood Road, la visita al tempio, il Peak Tram, le passeggiate nei quartieri storici e gli spostamenti lungo l’isola, abbiamo accumulato parecchi chilometri.

Verso le 18 decidiamo quindi di rientrare in hotel con la metropolitana.

Il Royal Plaza si rivela ancora una volta una scelta azzeccata: dopo una giornata così intensa, possiamo finalmente concederci qualche ora di relax nella grande piscina dell’hotel.

È una pausa più che meritata, soprattutto in una città in cui le distanze e i dislivelli possono rendere le visite a piedi più impegnative di quanto ci si aspetti.


Una parentesi a Macao

Il giorno successivo lo dedichiamo a Macao, che raggiungiamo per un’escursione di un’intera giornata.

La visita merita un racconto a parte: Macao ha un’identità molto particolare, con il patrimonio portoghese, le tradizioni cinesi e i grandi complessi moderni che convivono in uno spazio relativamente piccolo.

Dopo aver trascorso la giornata alla scoperta della città, rientriamo a Hong Kong in serata.

Non abbiamo però ancora finito di esplorare la scena gastronomica locale. Per l’ultima cena ci aspetta un indirizzo decisamente particolare.


The Savory Project: cocktail sorprendenti e un’atmosfera speciale

Per concludere il soggiorno scegliamo The Savory Project, un locale che punta su cocktail innovativi ispirati ai sapori salati e umami (Tavolo da prenotare un paio di settimane prima).

L’atmosfera ci colpisce fin da subito. I tavoli sono piccolissimi e lo spazio è angusto, ma proprio questa dimensione contribuisce a rendere l’ambiente intimo e particolare.

Abbiamo la fortuna di sederci vicino al bancone, praticamente accanto al barman che prepara i cocktail davanti a noi.

È interessante osservare il lavoro da vicino: ogni drink viene costruito con attenzione, attraverso combinazioni di ingredienti e sapori che vanno ben oltre il concetto tradizionale di cocktail.

La proposta è originale e sorprendente, con preparazioni che giocano sull’umami e su ingredienti normalmente più associati alla cucina che alla mixology.

Il mio si chiama Papaya Fire ed è un mocktail analcolico decisamente audace che unisce senape, frutto della passione, papaya e lo spirit analcolico distillato Seedlip Spice.

Segnalo anche il famoso Thai Beef Salad: Il cocktail manifesto del locale. Si tratta di un “piatto in un bicchiere” a base di rum chiarificato infuso con vera essenza di carne di manzo, arachidi, peperoncino, cocco e lime kaffir. Viene servito guarnito con una striscia di jerky di manzo al pepe.

Decidiamo di condividere diversi assaggi e di goderci la serata senza fretta.

C’è anche un dettaglio curioso: la pizza che accompagna la nostra cena arriva dal locale di fronte. Una soluzione un po’ insolita, ma che funziona perfettamente per completare l’esperienza (circa 25 euro per una pizza, buona, da 8 fette).

Tra i tavolini ravvicinati, il lavoro del barman a pochi passi da noi e l’atmosfera vivace del locale, la serata si rivela una delle esperienze gastronomiche più interessanti del soggiorno.

The Savory Project è una bella dimostrazione di quanto Hong Kong sappia essere creativa anche fuori dai suoi ristoranti più tradizionali. La città non offre soltanto cucina cantonese, mercati e street food, ma anche locali capaci di sperimentare e proporre idee originali.

Hong Kong: una città da vivere, non soltanto da visitare

Tre giorni sono sufficienti per assaggiare alcune delle tante anime di Hong Kong, ma non bastano certo per scoprirla completamente.

Quello che ci rimane maggiormente impresso è soprattutto la sua energia. La città è vivace a ogni ora, offre infinite occasioni per fare shopping e alterna continuamente quartieri commerciali, mercati, templi, strade storiche e panorami spettacolari.

In poche ore si può passare da un tempio taoista avvolto dal fumo dell’incenso a una terrazza circondata da grattacieli, da una passeggiata tra i negozi di Mong Kok a una traversata sul Victoria Harbour. E la sera si può scegliere tra mercati illuminati, ristoranti tradizionali e locali contemporanei dove sperimentare sapori inaspettati.

Anche gli spostamenti fanno parte dell’esperienza: la metropolitana è efficiente, i tram a due piani attraversano l’isola con il loro ritmo caratteristico e lo Star Ferry permette di ammirare la città dal mare spendendo pochissimo.

Il nostro consiglio è di non limitarsi ai grandi punti panoramici. Il Victoria Peak e il lungomare di Tsim Sha Tsui sono tappe fondamentali, ma vale la pena lasciare spazio anche alle passeggiate nei quartieri, ai mercati e alle soste improvvisate.

Hong Kong è una città che si apprezza proprio grazie a questi contrasti: moderna ma legata alle tradizioni, frenetica ma capace di offrire angoli tranquilli, commerciale e al tempo stesso ricca di cultura.

È una destinazione che riesce a sorprendere continuamente, e che lascia la voglia di tornare con più tempo a disposizione, per esplorare altri quartieri, assaggiare nuovi piatti e scoprire tutto quello che non siamo riusciti a vedere.




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